Coltivando empatia in natura

Uno sguardo su tre anni di progetto Mixité con le scuole, alla scoperta della rete della vita di cui siamo parte
Possiamo mangiare i fiori? Come si muove un seme che cerca casa? Perché le galline sono tutte diverse?
Sta volgendo al termine un viaggio speciale che noi de Il Giardino degli Aromi portiamo avanti da quasi tre anni con centinaia di studenti e studentesse – dai piccolissimi della prima elementare ai ragazzi delle scuole secondarie di primo grado. Mixité, un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, è più che un percorso didattico sulle pratiche sostenibili: è stato un esperimento di ricostruzione del legame affettivo col vivente.
In un’epoca in cui l’esperienza della natura per chi cresce in città rischia di diventare sempre più mediata da uno schermo, astratta e teorica, questo percorso ha voluto rimettere le mani nella terra, i sensi in ascolto e le domande al centro. L’obiettivo profondo? Risvegliare la biofilia — quell’innato legame d’amore e attrazione che ci unisce a tutto ciò che è vivo — e ridefinire il significato stesso della parola ecologia. Non una lista di divieti, ma una pratica di rispetto e interdipendenza.
Un metodo orizzontale: quando le domande indicano la strada
Per scardinare l’idea che la sostenibilità sia una “lezione da imparare”, abbiamo bandito le lezioni frontali. Ogni incontro, sia tra i filari del Giardino degli Aromi sia tra i banchi di scuola, si è sviluppato in modalità informale e interattiva. Abbiamo usato il gioco, l’esperienza sensoriale, la narrazione e il fare creativo. Ci siamo adattati all’età dei partecipanti, ma lo stupore ha parlato la stessa lingua per tutti.
Con i più piccoli delle prime elementari siamo partiti dall’alfabeto delle emozioni, chiedendoci cosa proviamo quando siamo immersi nel verde, scoprendo che anche le piante respirano, si muovono e comunicano a modo loro. Con i più grandi ci siamo messi alla prova con quiz sulla degradabilità dei materiali, giochi di ruolo sull’impatto del consumismo e la gestione delle risorse di un intero villaggio.
La vera ricchezza è stata raccogliere l’interesse in corso d’opera. Durante una passeggiata d’esplorazione e caccia ai semi, i ragazzi ci hanno sommerso di domande: “Ma le piante si spostano?”, “Come fanno a fare così tanti semi?”, “Perché in natura i semi cadono da soli e nelle piante coltivate no?”. È in queste crepe di pura curiosità che l’ecologia diventa viva: non risposte calate dall’alto, ma una ricerca comune.
Dalla tavola all’armadio: i fili invisibili dell’interdipendenza
Il macro-tema del percorso, “Dalla tavola all’armadio, le piante ci offrono soluzioni sostenibili”, ha mostrato come ogni scelta quotidiana si rifletta sull’ecosistema globale. Negli orti comunitari si è esplorato il tempo della natura, analizzando la stagionalità, la biodiversità locale e l’impatto di serre e trasporti; attraverso assaggi al buio e metodi di conservazione, si è riflettuto sulla riduzione dello spreco, scoprendo l’utilità di ogni parte della pianta e il ruolo cruciale di impollinatori e piante spontanee. Uscendo dal piatto, il percorso ha affrontato il contrasto tra consumismo e bisogni primari, evidenziando come la natura offra risposte globali che spaziano dal legno per scaldarsi fino all’arte. Infine, l’analisi del fast-fashion e dell’impatto delle fibre sintetiche ha sensibilizzato i ragazzi, che hanno sperimentato l’uso di piante tintorie e l’upcycling di vecchie magliette, dimostrando che allungare la vita agli oggetti è un gesto ecologico, creativo e terapeutico.
Se dovessimo riassumere l’essenza di questo percorso, useremmo l’immagine della storia del colibrì che abbiamo raccontato e disegnato insieme ai ragazzi: l’uccellino che, di fronte all’incendio della foresta, porta una goccia d’acqua nel becco per fare la sua parte mentre gli altri animali fuggono. Il senso profondo di questo progetto non sta nelle definizioni memorizzate, ma nel cambio di postura interiore.
Ringraziamo le scuole, gli insegnanti e, soprattutto, le studentesse e gli studenti che hanno partecipato con le loro mani sporche di terra, le loro domande impreviste e la loro energia. Il progetto Mixité si chiude qui, ma le idee, i semi piantati per gli impollinatori e quella nuova sensibilità verso il vivente continueranno a germogliare nelle classi e nelle case di ognuno di loro.









